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l'amica di Paolo


arcipelaghi


3 luglio 2006

Galatea e Pigmalione

hai sfiorato per primo
la mia pelle bianca avorio,
intoccabile agli sguardi altrui
il mio corpo intatto di pietra dura.

le tue mani hanno dato forma
al mio desiderio di baci.
strappata alla natura della mia nascita,
persa la castità di un gesto immobile nel tempo.


ogni giorno toccavi
i miei pensieri
e speravi che li sussurrassi
nelle notti estive.

piedistallo di purezza
e sguardo lontano di ingenuità
ho abbandonato 
per scaldare le membra coi gesti, 
soffiare la voce tra le tue labbra.

 
mi sono persa nel tuo corpo col mio.






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12 luglio 2005

danae

il vento ha sciolto piano i capelli
e ha incoraggiato le mani
a slacciare piano le vesti.

ho visto avvicinarsi una nube
con dentro il sole, tanto luceva.
aveva la dolcezza di stoffa lucente
e il tepore di corpo innamorato.

ho chiuso gli occhi e allungato
le braccia per chiamare a me la meraviglia.


è piovuta pioggia d'oro sulla mia pelle.
prezioso piacere liquido







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26 maggio 2005

eros e psiche

curiosità fu donna.

ma mai,
ti giuro amore
sul mio amore,
volle esser dolore
la sete di vedere
il tuo volto.


troppe volte le dita  
avevano sfiorato le tue labbra
per non ingelosire gli occhi.

più ancora le orecchie
erano state sfiorate dai sussurri
mozzati da ansimi.


troppa fu beltà.
debole la mano.

piccola goccia di luce
a ferir la tua pelle
e il mio orgoglio
nell'aver mancato la promessa.




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18 maggio 2005

desdemona

piove.
i gorghi fanno riaffiorare il fango.


amandoti so di aver fatto
della mia vita una storia.

volendoti so di essermi
legata al tuo volere.


non ci sarà dolore
quando mi stringerai il collo
con le mani forti da uomo convinto,

lascerò che i miei occhi
si facciano strada
lentamente
in te.


allora scoprirai che
nell'ultimo respiro
c'era solo la richiesta di un bacio.


e un amore profondo.





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5 maggio 2005

nausicaa

il pugno stretto.
le nocche imbiancate per lo sforzo.

come sterpaglia
tieni le mie corde vocali.

per estirpare quello
che, in un sussurro,
è il mio canto.




non farmi troppo male,
quando mi uccidi.




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16 gennaio 2005

cassandra

credi che conoscere la fine

ancor prima che vi sia inizio

faccia parte dei privilegi.

 

invece è dubbio. e solitudine.

menzogna in cambio di sopravvivenza,

verità per sentirsi derisa.

 

non esiste amnesia o distrazione

dall'oscura certezza che mi tiene

e mi costringe ad ogni passo

a compiere gesti già visti.

o a compiangermi per tentativi inutili.

 

sensazioni vissute prima che accadano

sono condanne.

 

ad una vita impropria, prima di tutto.

 




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28 ottobre 2004

plutone a proserpina

quanto ti posso odiare, amandoti di un amore puro?

su questo trono disadorno e gelido, nel luogo dove le anime hanno fatto dei lamenti la loro voce, stringo i pugni e accanto a me non c'è più la mia sposa.

la mia amata. rapita da un corteggiamento violento e iroso come la passione al suo stadio primigenio e puro.

hai mangiato quel chicco di melograno guardandomi bene negli occhi. cosa devo pensare ora?

ora che per sei mesi ti inghirlandi i capelli nei prati fioriti, che festeggi messi e canti odi alla terra per far maturare raccolti e amori tra gli uomini.

pensi a me, ogni tanto?

pensi al mio odio dovuto al troppo amore?




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20 ottobre 2004

gemelli: castore e polluce

atterrati in una radura fresca e silenziosa, i clamori della battaglia lambiscono di sparuti suoni le fronde degli alberi che assistono al nostro colloquio.

nati da leda con ali di cigno. amici. compagni di imprese grandiose. ma soprattutto fratelli. se sia vero che l'immortale sia io perché figlio di zeus e tu morente tra le mie braccia perché stirpe di tindaro, ciò non ci priva d'esser gemelli. uniti.

quel colpo mortale mi avrebbe scalfito appena. per te è stata la fine.

ti guardo e sai cosa intendo fare, mentre riempio i polmoni di aria per urlare più forte il suo nome.

che venga mio padre e mi spieghi come il dio degli dei possa far nascere fratelli due giovani, di cui il destino di uno sia più breve dell'altro.

ti abbraccio per l'ultima volta mentre il tuo sguardo mi sfiora. non so se temi per me o per la tua vita senza di me. quel che penso, lo pensi da quando siamo giunti al mondo uniti.

che sia questo: rinuncio all'immortalità e alla vita. un giorno all'inferno e uno al paradiso. ma insieme. di nuovo fratelli.

le stelle benevole un giorno ci accoglieranno e la costellazione occuperà il pezzo di cielo che scrutavamo da piccoli.




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14 ottobre 2004

arachne

Contornata da otto morbide protuberanze

del mio vestito setoso e nero,

sto col mio corpo deformato dalla superbia in un angolo buio.

 

Maledetta da chi ho osato superare in bellezza

e da chi ho pensato di poter vincere in maestria,

ora patisco il passare lento del giorno.

 

Rintanata e chiusa in un anfratto scuro

che riesca a proteggere la mia debolezza,

aspetto il tramonto come se avessi sete

di un cielo tinto dal rosso del dardo morente.

 

La notte esco. Muovo il mio corpo

orrendamente straziato dall’inclemenza dei vincitori

e passo le ore accompagnata da stelle pazienti.

 

All’alba. Tra rami secchi e foglie protette dal vento,

risplende l’anima mia

come ragnatele adornate di rugiada lucente.




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11 ottobre 2004

elios e daphne

in un bacio che non so più da quanto mi fa respirare l'aria profumata dalla tua anima, sta racchiuso il mio amore.

violento e promiscuo. iroso e carnale. caldo, passionale, antico come il vento che ti scuote.

aggrappata ad una rupe che prolunga la linea del tuo corpo proteso verso la linea trasparente che divide il cielo dal mare, offri le tue braccia all'odore del sale che ti si posa addosso senza rumore.

continuo a baciarti con tutto il fuoco di cui sono capace, come se dovessi prosciugarti l'anima e il respiro. come se potessi toglierti peso.

come se il sole bastasse a trasformare la corteccia e le foglie, nella pelle che bramavo e nelle mani da cui volevo solo carezze.




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22 settembre 2004


Era una buona mezz’ora che lo stava fissando. Intensamente. Era irresistibile con tutti e per ognuno trovava il giusto modo di fare, la parola o il gesto che ciascuno cercava, senza mai perdere il suo “personaggio”.

“Che gran putt…!!!” pensò, pentendosi di aver osato un simile insulto.

Per autopunirsi si disse che, in fondo, anche lei era uno dei tanti clienti occasionali che faceva la fila solo per vedere. Raramente le toccava qualcosa di più di un saluto.

 

Era una buona mezz’ora che lo stava fissando. Forse era ora di smettere. Forse. Restò immobile, nell’attesa che si rivolgesse anche a lei quell’uomo dalle mille facce e dai mille personaggi, ma sempre irresistibilmente riconoscibile sotto ogni maschera.

Nessuno riusciva a definirlo…le fosse riuscito fargli una foto.

 

Bianco e nero. Naturalmente. Come una foto presa da un film di Truffaut. Il dolcevita nero orlato al collo da quei riccioli sempre in disordine. Di profilo. Con lo sguardo rivolto verso l’orizzonte, tipicamente suo, anche in mezzo a strade trafficate e ad alti palazzi. La mano sinistra aperta per sottrarre la sigaretta alla bocca e quella destra in tasca, a perdersi tra le pieghe del velluto.

 

Riemerse dai suoi pensieri con un sorriso tra le labbra e un’immagine della foto già sviluppata. Le sarebbe piaciuto fargli una foto. Senza che lui lo sapesse. Senza nessuna maschera. E nessun nome da dare a quella foto.




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17 settembre 2004

euridice e orfeo

so che mi sta cercando,

dilianato dal dolore del nostro distacco.

fremente di rabbia contro gli dei avversi che giocano col fato scambiandoci per bambole pronte a recitare in versi.

se la mia voce può raggiungerti ancora, e so che lo può perché i tuoi versi disperati arrivano anche qui dove sento l'oblio mangiare le anime mie compagne,

sappi che il mio cuore aspetta solo il tuo fiato a ridare luce al mio sguardo.

e che solo parlare d'amore

adesso,

in questo inferno,

è il segno eterno della nostra esistenza.

*DEDICATO A CHI HA SMESSO DI CERCARSI PERCHE' SI E' GIA' TROVATO, E ATTENDE IL MOMENTO DI RIUNIRSI*




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13 settembre 2004

10-12 settembre (VII)

ieri sera l'ultimo treno per andare a casa.

stanca. felice. spossata e incredula.

ho paura a dormire in treno quando viaggio da sola perché una volta ho passato la mia stazione e ho dovuto prendere altri 3 treni. (donna mooolto organizzata, eh?)

leggere non mi riesce. allora, guardo la gente.
la osservo bene.

davanti a me un ragazzo. francese. giovane.

prende il telefono e chiama. un numero fisso perché si presenta e chiede di parlare con una lei.

il treno è chiassoso. si scambiano brevi frasi.

poi lui prende il coraggio a due mani e chiede: "quando posso chiamarti con più calma?"
la risposta porta con sé la richiesta di poter fare una domanda da parte di lei.
ma arriva assieme ad un treno vicino in senso contrario. rumore più intenso.

lui quasi grida: "dimmi!"
due volte.

lei dice.

riesco a vedere solo il sorriso di lui e poi le sue labbra schiudersi nel sussurro di un "certo!".




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13 settembre 2004

10-12 settembre (VI)

ci sono pecche nell'organizzazione, si sa.

allora, certe volte, tutto quello che puoi fare è sorridere e augurare un buon divertimento.

in piedi da chissà quante ore ci mettiamo ai fianchi delle porte spalancate ad accogliere i fortunati possessori dei biglietti controllandoli uno ad uno.

capita anche che una signora anziana che cammina a fatica ci risponda
"buongiorno a voi, care!"
sorrida e aggiunga
"che dio vi benedica!"

il sorriso seguente è molto più luminoso.




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13 settembre 2004

10-12 settembre (V)

al festival non tutto è perfetto.

ci sono moltissimi "eventi", così si chiamano, in cui autori più o meno famosi presentano le loro opere, si celebrano personaggi di romanzi famosi o poeti che ormai sono parte della storia della letteratura. il tutto nei luoghi più storici e artisticamente belli di mantova.

perciò ci sono moltissimi visitatori, con o senza biglietto, giornalisti, inviati di case editrici e semplici curiosi.

tocca fare il cerbero a volte:
"buongiorno, mi dica."
"vorrei entrare..."
"posso vedere il suo biglietto, perfavore?"
"non ho il biglietto. sono il responsabile della *nome casa editrice*, ho il pass"
fa per entrare, lo blocco di nuovo.
"posso vedere il suo pass, perfavore?"
"non l'ho con me: l'ho lasciato in albergo"
"mi dispiace, non la posso fare entrare, allora." sorrido cercando comprensione
"ma lei sa con chi sta parlando?"
gelo e sopracciglio sinistro alzato:
"con uno senza pass!!"

e non è entrato, giuro!
ehehehehe, risatina satanica.




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13 settembre 2004

10-12 settembre (IV)

fortunosamente riesco a scoprire che quel treno va a Verona, perciò chiamo F. e mi faccio venire a prendere alla stazione.

arriviamo a mantova alle 2 e domani mattina siamo entrambe di turno.

sveglia alle 8.00, caffè, brioches e chiacchiere. c'è giusto il tempo per prendere il pass e la maglietta blu.

poi il Festivaletteratura di mantova ci reclama e comincia l'avventura di volontaria tra libri, autori, biglietti, eventi, pass e ragazzi in blu a dare una mano.




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13 settembre 2004

10-12 settembre (III)

a napoli hanno occupato i binari, non si sa perché, forse sono quelli che non vogliono l'inceneritore.

il tipo dell'ufficio informazioni con fare laconico mi guarda compassionevole e mi dice "mantova?" - compassione maggiorata del 200% - "prendi il treno che parte tra 10 minuti per bologna, lì qualcosa inventeranno...".

posto che l'uso del verbo inventare mi fa smadonnare non poco perché sono le 9 di sera e io arrivo verso le 11 a bologna e poi lì che faccio?
comunque, cerco di prenderla con filosofia e cerco il "mio" treno.

treno notturno, per monaco di baviera. tutte cuccette. posti pochissimi.

viaggio tipo pipistrelli nel corridoio altrettanto stretto con le valigie "alla meglio" e un signore napoletano che ne piazza 8 sui nostri piedi e mi dice "fate attenzione signorì, che in mezzo alle vostre gambe c'è roba fragile!!"

le due ore successive passano allegramente tra le allusioni degli altri pipistrelli-viaggiatori su cosa si possa rompere in mezzo alle mie gambe...'na gioia!!




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13 settembre 2004

10-12 settembre (II)

dopo aver ascoltato la riunione "sull'erba", stravaccata stile talpa a riposo, sono tornata a casa di corsa.

bagaglio a mano, corsa verso l'autobus e arrivo in stazione.
GRANDE! sono in anticipo. tempo di comprare anche una rivista o qualcos'altro da leggere.

mi accosto all'edicola e sento sopra di me il rumore della lavagna meccanica che segna le partenze muoversi.
il mio treno compare e in parallelo la voce della speaker annuncia il ritardo di 120 minuti.

la folla ondeggia. c'è chi tira fuori il palmare. "2 ore??" sparo fuori dalla bocca incredula.

il tipo col palmare sviene. il resto della folla, me compresa, si avventa sull'ufficio informazioni




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13 settembre 2004

10-12 settembre (intro)

Ebbene sì: sono tornata!

ok, niente scene di panico...non sono mica godzilla!!

vi devo un sacco di spiegazioni (del perché non sono morta durante il week end) e di dove sono stata.

il lunedì è una giornataccia qui in ufficio (no, non mi sono licenziata dopo la scarpinata!), ma proverò a darvi pieno resoconto dei fatti.




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