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delfi
l'amica di Paolo


isolamenti


2 ottobre 2005

un albero di piume

nere di corvo la notte

e fenicotteri rosa al mattino.




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26 luglio 2005

perfezione e giustizia

rotondo cerchio alla testa
di riflessioni e pensieri in circolo.

circonferenza perfetta,
di unico lato cinta.
nessun angolo,
né spigolo,
comodi appigli per vite
poco geometriche.

fluida la coscienza
e ignota la morale
che costringe.


chissà che odore hanno
le scelte che gli altri
chiamano giuste







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20 giugno 2005

a volte

mi sento un po' così






...mannaggi




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24 maggio 2005

m'incanto

racconto.

con flebile voce
di sguardi capaci.

di labbra rapaci.








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10 maggio 2005


ho un soffitto fatto di scale
con piccole luci incostanti.


gli amici bevono acqua cosparsa di vento
e parlano al mare che ascolta ogni cosa.







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3 maggio 2005


aspetto.
mi siedo.




sospendo il respiro.

o almeno il pensiero.




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11 aprile 2005

ad un tratto

inconcludenti i pensieri
come delicata inconsistenza
di petali distesi su mani aperte.









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31 marzo 2005

come una colonna



immobile smarrimento.




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21 marzo 2005

una lunga collana sono i miei difetti

Piccole perle lucide le manie
e qualche superstizione ricurva, tinta di rosso,
plastica dura l’arroganza,
tenero legno levigato l’arrendevolezza al fato.

Un bottone panciuto è la golosità
e finti cristalli luccicanti la vanità ammiccante.

Un dado bianco e nero messo lì
per le decisioni a caso.
Poco più in là una bussola senza ago:
la predisposizione alla perdita d’autocontrollo.

Piccoli fiori di smalto, a grappolo,
ornano una certa accondiscendenza alla fragilità.
Pendenti come gocce per le lacrime troppo facili,
una catena a maglie strette per il senso del possesso.

Un robusto moschettone
e del filo forte a tenere,
le mie parole. Giusto qui sopra.




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10 marzo 2005

C'era una volta

C’era una volta…

Cosa? Né re, né draghi. Né foreste incantate, né piccoli principi.
Solo delfi, prima di diventare isola. Prima di vestirsi da oracolo.
Una ragazza che aveva puntato tutto sull’università tra sconosciuti.
Per reinventarsi. Per piacersi nei rapporti umani.

Occhibelli era diventata sua amica per caso.
Vicinanza di banchi e abitudinarietà nel sedersi.

In un anno si erano chiamate amiche.
L’anno dopo chi le conosceva bene le definiva "come sorelle".

 

 

Mi piaceva l’idea di essere affini nell’evidente diversità di carattere.
Lei bella. Avvenente. Femminile. Dolce e sensuale.
Io no. Maschile nei modi, nelle battutacce. Sarcastica e giudicante.

Il fatto è che ci compensavamo.
O forse ero io a immaginarlo.

 

 

Cosa sia successo lo ignoro.
E’ bastato un erasmus per avere silenzio per più di un mese. Abituate a sentirci e a vederci almeno una volta al giorno.

La causa chissà dove sta. Nascosta nelle pieghe di un’amicizia intensa e vera. Nonostante tutto.

 

 

Adesso ci trasciniamo stancamente.
Niente è come prima. Fortunatamente.

Per il compleanno ho ricevuto da lei un maglione. E una rivista di trucco e moda.
"Devi imparare. Mica vorrai sempre andare in giro così!!".
Lei crede in quello che dice.

 

 

Per il suo compleanno le ho regalato una borsa.
E una rivista di fumetti per quattordicenni.

Lei è ancora bellissima.
Io, giudicante.




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1 febbraio 2005


per intolleranza al buio che riflette la vacuità di vetrine orgogliose,

le luci si accendono anche quando il cielo si volge al grigio.

 

il primo velo della notte scende

aspettando che il manto pesante di velluto blu lo segua.

 

cada come un sipario di un teatro fantastico.

con luci d'argento e riflettori di luna.

 

l'azzurro dei momenti di mezzo

assume l'imperdibile ruolo di un capocomico astuto.

 

con movenze eleganti e perfette,

giochi di luce e di passi

su un proscenio di nuvole.




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20 gennaio 2005


valigie piene di sabbia

aspettano immobili

che il tempo le venga a trovare.




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11 gennaio 2005


con la mano avvolta ancora attorno

al ferro del cancello appena chiuso,

il tempo impensabilmente si ferma sospeso.

 

il malumore delle sei del mattino fugge impaurito

dal mutamento di occhi e pensieri.

 

un lampione ancora acceso

versa luce sulla mia macchina,

accostata ad un muro ricoperto d'ombra d'edera.

 

sul cofano un piccolo ramo,

la forma di un fiore,

la delicatezza pura che non consente paragoni.

 

il tempo riprende.

la mano si scioglie.

la sensazione non muta.




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3 gennaio 2005

esistono

momenti in cui il tempo che scorre dentro me stessa

assorbe tutto quello che i sensi riescono a percepire

e la memoria a ricordare.

 

questo è uno di quei momenti.

perciò, grazie a chi mi ha fatto gli auguri, a chi mi ha ricordato in queste feste,

perché io mi sono eclissata e solo a fatica ho potuto vergognarmi

del mio silenzio noncurante.

 

non per indifferenza,

solo per non-vita esterna.




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30 dicembre 2004


e capita che mi chiami e dica:

"che fai a pranzo? mangiamo insieme?"

 

il tempo sembra non scorrere più in quelle due ore,

la pausa pranzo diventa piena, per una delle prime volte.

 

il vento sembra sospingere i passi.

i sorrisi nascono spontanei.




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13 dicembre 2004

così sono

gesso.




ottone.




 




e qualche pennellata attorno.



 




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1 dicembre 2004


dai vetri sporchi di pioggia e smog

un cavalletto e una piccola tela

abbandonati

accanto ad un lampione

sotto un albero.

 

musica d'archi.




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18 settembre 2004


 " -Ogni tanto mi chiedo cosa stiamo aspettando.

  Silenzio.

  - Che sia troppo tardi, madame."

                 A. Baricco




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16 settembre 2004


stasera è successo un miracolo piccolo piccolo. a dimensione umana.




finito il lavoro. uscita alle 7 di sera. occhi che bruciano e il solito cappello di piombo calcato sulla fronte.




accolgo l'aria fresca che mi attende fuori dal portone con gli occhi chiusi.




respiro a fondo il vento del lungofiume.




poi, mi sento pronta ad affrontare l'immagine della città piena di voci, luci, clacson e smog.




di fianco, poche nuvole lilla in un cielo giallo lucente. privo di sole e pieno d'oro degli ultimi raggi.




contrapposto, il cobalto della limpidezza serale.




a trarne vantaggio, antichi palazzi, torri mozzate e campanili di pietra squadrata: un solo lato tinto d'ocra e d'arancio, il resto tuffato nell'ombra azzurra.



in attesa di stelle e poeti.




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14 settembre 2004


la gente velocizza il passo.

una nuvola viola e grigio asfalto avanza. la lentezza fa paura d'inesorabile.

luce liquida e densa. buio scivoloso e compatto attorno a finestre sperdute.

essere dentro a quella massa d'acqua ancora aerea:
urlare fuori tutti i rumori dalla mia testa.

il primo tuono accende i lampioni della città.
inutilmente aumenta il nero squamoso del fiume in attesa.

finalmente anche il vento spazza le strade oltre l'umido della pioggia ventura.

e non ci sono mollette che tengano.
ciocche stanche di mentire recuperano il loro posto disordinato sul viso.




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13 settembre 2004


Intorno ad una breve domanda

ruotano le mie lente serate,

affacciate su un cortile freddo

pieno di finestre accese.




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6 settembre 2004


Io.

Pronome personale.

Due lettere, altrettante vocali.

Una prima, sottile e slanciata. Una sorta di aspirazione al divino.

L'impiccio di un inganno propinato per secoli.

Tendenza a diventare perfetti: diploma in cinismo o condanna a copie ingiallite di oracoli, poeti oppure censori.

La seconda un cerchio perfetto.

Materialità tutt'intorno ad un vuoto di senso compiuto.

Evidenza di ciò che significa "sé".

 

Poco mi è noto quanto quella sottile striscia d'inchiostro

attorno al mistero di cosa sia...io.




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